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Il Pantocrator e la Madre sua Maria

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1. Le cinque figure del Cristo nell'asse verticale dell'Abside centrale
Chi entra in sintonia con la grande cura con la quale gli antichi progettavano le scene e i personaggi di una basilica o di una chiesa, non può che apprezzare la densità della sequenza cristologica, se si legge in linea verticale, cinque immagini presenti nella nostra area.

Partendo dalla sommità del Terzo Arco trionfale che introduce il turista e il credente nel cuore sacro dei mosaici monrealesi, ci si relaziona con le seguenti immagini:
- la nube oscura-luminosa (nero-luce), rappresentativa della Divinità del Padre e, in essa, della Divinità del Figlio Verbo eterno e dello Spirito Santo;
- al centro della volta dell'abside centrale, il Cristo è rappresentato dal Trono della gloria e del giudizio o Etimasìa: Gesù è reso presente nella Croce gloriosa (corona luminosa), adagiata sul cuscino regale posato sul trono divino e nel mantello blu, anch'esso stesso sul trono; lo Spirito Santo è qui rappresentato sotto forma della tradizionale Colomba divina, evocativa, in questo contesto giudiziale, della funzione di 'difensore', avvocato, attribuita allo Spirito; notiamo infine anche un secchiello, ai piedi del trono, contenente quattro chiodi usati per la crocifissione della Vittima; 
 
- nel culmine del Quarto Arco trionfale, il Cristo ha la forma dell'Emmanuel, restaurato nella seconda metà secolo XIX, rappre-sentato come giovane, senza barba, Sapienza eterna che reca nella mano sinistra il libro della Verità evangelica e con la mano destra proclama la Parola di vita;
- per vastità di spazio mosaicato e per effetto immediato sul turista e sul credente, il Cristo del catino absidale domina tutta la Cattedrale, con il Volto della tradizione storica (capelli neri, lisci e lunghi 'alla Nazarena', barba corta, bilobata...): è Gesù Luce del mondo, come emerge dalle parole del libro aperto nella sua mano sinistra; è Gesù Parola onnipotente (pantocrator), creatrice, con lo Spirito, dell'universo, alle origini del mondo, e della Chiesa, con la risurrezione del Messia crocifisso;
- finalmente, il Cristo lo troviamo in braccio a Maria, sua Madre, nel registro inferiore dell'Abside centrale; vi è raffigurato come un bambino già ben sviluppato, con lo sguardo divino quasi da adulto, capelli biondo oro, vestito con mantello e tunica dorati, con il volumen della Sapienza nella mano sinistra, e con la mano destra alzata in gesto di solenne Parola.
 

2. Alcuni caratteri cristologici in queste immagini del Cristo.
Riprendiamo ora, in modo più ravvicinato alcune caratteristiche cristologiche della rappresentazione del Salvatore nell'Abside centrale.

2.1. Gesù, Maestro e Luce
Il punto focale per l'interpretazione del busto del Cristo pantocrator sta nel libro aperto sostenuto dalla sua mano sinistra. Vi si legge, in latino e in greco, il v. 12 del cap. 8 nel Vangelo di Giovanni, appena terminato il racconto della salvezza offerta alla donna sorpresa in adulterio: Iterum ergo locutus est eis Iesus dicens: Ego sum lux mundi qui sequitur me non ambulabit in tenebris sed habebit lucem vitae. (traduzione italiana ufficiale [1974]: Di nuovo Gesù parlò loro: Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita).
Il libro della Luce-Verità e il braccio destro alzato, con le dita della mano posizionate in forma bizantina 'di parola' (e non di 'benedizione alla greca' come diffusamente si dice, pure nella stessa patria della tradizione orientale, la Grecia e nel suo cuore, i monasteri del Monte Athos), fanno del Cristo il Maestro per eccellenza, il Rabbì che insegna con autorità (cf. Matteo 7, 29, con paralleli in Mc 1, 22; Lc 4, 32; Gv 7, 46).
Lungo la connessione tra Maestro > Luce > Verità > Vita > Comunione (leitourghìa) > Servizio (diakonìa) > Gloria regale eterna (dòxa) si collocano tutte le scelte iconiche di chi ha progettato e realizzato i mosaici monrealesi. 

2.2. Gesù, Giudice e Messia
L'Etimasìa ci parla di Gesù Maestro e Salvatore, Verbo eterno del Padre, incarnato in vera e perfetta natura umana, giudice della storia umana, nella sua totalità e verità. Teniamo presente che il carattere del Messia 'giudice' fa parte dei testi kerygmatici neotestamentari più antichi. E' il caso di citarne uno tra i più studiati e arcaici, Atti 10, 36-43, redatto originariamente in aramaico o ebraico.

[36] Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d'Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti. [37] Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; [38] cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. [39] E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, [40] ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, [41] non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. [42] E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio. [43] Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome".

Il Giudice di tutti, salito sulla croce per amore nostro, prendendo sopra di sé tutte le nostre colpe e le conseguenze di esse, è sostanzialmente Misericordia e Verità, Verità autentica, moltiplicata dalla Misericordia sua materna.

2.3. Gesù, Figlio e fratello
In terza istanza, partendo dall'immagine della Madre Immacolata-Panakhrantos), il mistero cristologico si manifesta a noi, nella pienezza di una Umanità (humanitas in latino, filanthropìa in greco) che diviene paradossalmente la massima dimostrazione della Potenza e della Sapienza di Dio. Soltanto chi è Grande, Onnipotente, può vivere in modo maturo, oblativo, la dinamica dell'amore che si realizza donando se stesso, amore che risplende glorioso morendo per dare vita della persona amata, la Chiesa, il suo Eletto popolo. A ragione, in contesto polemico con la vuota sapienza greca e potenza giudaica, Paolo di Tarso scrive (1Cor 1, 22-25)

[22] E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, [23] noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; [24] ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. [25] Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Teniamo presente che il mistero dell'incarnazione e della nascita di Gesù, unitamente al mistero della passione e morte sulla croce, costituivano per le prime comunità cristiane il duplice 'mistero nascosto', da celare ai non iniziati, da illustrare solo ai cuori e alle menti ben disposte alla conversione e all'adesione al Vangelo nella Chiesa. Noto è il testo di Ignazio d'Antiochia, nella sua Lettera agli Efesini, 19

Al principe di questo mondo rimase celata la verginità di Maria e il suo parto, similmente la morte del Signore, i tre misteri clamorosi che furono compiuti nel silenzio di Dio. Come furono manifestati ai secoli? Un astro brillò nel cielo sopra tutti gli astri, la sua luce era indicibile, e la sua novità stupì. La altre stelle con il sole e a luna fecero un coro all'astro ed esso più di tutti illuminò. Ci fu stupore. Donde quella novità strana per loro? Apparso Dio in forma umana per una novità di vita eterna si sciolse ogni magia, si ruppe ogni legame di malvagità. Scomparve l'ignoranza, l'antico impero cadde. Aveva inizio ciò che era stato deciso da Dio. Di qui fu sconvolta ogni cosa per preparare l'abolizione della morte.

3. La Vergine Madre, cui la Cattedrale è dedicata
Maria, la tutta pura (pan-akhrantos), è raffigurata con vesti imperiali, manto di porpora viola bordato e ricamato in oro, tunica blu scura, pure con bordi e ricami in oro, scarpe di colore rosso scuro con ricami bianchi. Come imperatrice è seduta su un trono intarsiato e impreziosito da gemme, nella parte superiore. Due ampi cuscini danno comodità a chi vi si siede, scelta scelta resa necessaria dall'ampiezza di tempo richiesto dalle Udienze. Quest'ultimo 'segno iconico' orienta l'osservatore a considerare Maria come madre di tutto il genere umano, regina di tutti i cori angelici.
Circa l'iscrizione greca MP e TY, celebre abbreviazione di METER THEOU, ovvero MADRE DI DIO, rinviamo all'approfondimento su questo 'titolo d'onore' di Maria, dove ci si confronterà anche con l'altro titolo di THEOTOKOS.
Sul significato di 'immacolatezza' o 'tutta-senza-macchia' rimandiamo al box a lato.